UMANESIMO DIGITALE 5.0
Uomo e macchina: fede, etica e futuro al bivio dell’intelligenza artificiale
Viviamo in un tempo che corre più veloce delle nostre certezze. L’intelligenza artificiale non è più una promessa del domani, ma una realtà che ogni giorno plasma la nostra vita: dagli algoritmi che orientano le scelte di consumo, fino alle macchine che imparano, decidono e, in qualche modo, “parlano” con noi.
Ma se le macchine imparano, dove resta l’uomo?
E, soprattutto, che spazio rimane per la coscienza, per l’anima, per la fede?
Questi i temi al centro del convegno organizzato dal Lions Club Bologna Ets, che si è svolto nella Biblioteca della Basilica di San Francesco a Bologna il 26 settembre 2025, e dedicato al dialogo tra intelligenza artificiale, religione ed etica, un incontro che unisce teologi, filosofi, giuristi e scienziati in un confronto non solo intellettuale, ma profondamente umano. L’obiettivo: capire se il progresso tecnologico possa convivere con una visione spirituale dell’esistenza, o se stiamo correndo verso un futuro dove l’algoritmo prenderà il posto dell’intuizione e del cuore.
Dopo i saluti iniziali del Presidente del Lions Club Bologna Maurizio Cirulli, introduce e modera il convegno Alberico Colasante del Lions Club Bologna
Il teologo: “La tecnologia riflette ciò che abita nel cuore umano”
Giulio Cesareo, teologo e direttore editoriale, docente di teologia morale presso la Pontificia Facoltà San Bonaventura di Roma, e oggi direttore della comunicazione della Basilica di San Francesco in Assisi, mette subito le cose in chiaro:
“La tecnologia non può essere separata dall’etica, perché riflette ciò che abita nel cuore umano. Ogni realtà, anche le più alte come l’amore, può essere strumentalizzata o abusata, e lo stesso accadrà con l’intelligenza artificiale. Potrà diventare strumento di male se usata per potere o interesse personale, ma anche mezzo di bene se messa al servizio delle persone e della comunità.”
Nel suo intervento, Cesareo ricorda che le leggi possono limitare il male, ma non possono rendere buono il cuore dell’uomo: “La vera questione resta sempre interiore.”
Il giurista: “Serve un diritto capace di capire le macchine”
Sul versante giuridico e sociale, interviene Gabriele Strada, avvocato e professore di Diritto delle religioni e interculturale all’Università di Bologna. Per lui, l’intelligenza artificiale rappresenta una delle sfide più delicate del nostro tempo:
“La diffusione dell’IA solleva interrogativi legati alla tutela delle libertà individuali e dei diritti fondamentali. Occorre capire come regolamentare l’uso degli algoritmi e del linguaggio artificiale, senza compromettere la dignità umana.”
Il convegno si chiude con una certezza condivisa: il futuro dell’intelligenza artificiale dipende, in fondo, dal cuore umano. Non è la macchina a scegliere se fare il bene o il male, ma l’uomo che la guida, la programma, la orienta. Fede ed etica, allora, non sono relitti del passato, ma strumenti per restare umani nel mare del digitale.



